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venerdì 15 ottobre 2021

ACCABADORA - Michela Murgia

 

https://incamminoconunlibro.blogspot.com/
Un romanzo che non si abbandona.
Dalla curiosità suscitata da quello strano rapporto tra madre che non è madre e figlia che è figlia altrui, "fillus de anima", all'apprensione che accompagna il susseguirsi della narrazione.

Una cultura radicata, leggi non scritte e nemmeno dette.
Pietà e crudeltà, amore e indifferenza.

Potentissimo lo stile di Murgia, grande la trama di questo piccolo romanzo che si legge senza soste. Coinvolgente, molto bello.

Consigliatissimo.

domenica 12 aprile 2020

LA STORIA - Elsa Morante

LA STORIA - Elsa Morante
Un pilastro, La Storia.
Un pilastro che leggo solo ora, per la prima volta.
Gigantesca, Morante.
Semplice, La Storia, narrata come un dato di fatto, quello che in fondo è. 
Disarmante nella sua pacatezza, agghiaccianti le vicende di cui si entra a fare parte, con la consapevolezza che si tratta di storie realmente accadute, che davvero l'Italia è stata (e in fondo è ancora) questo. 

Per proseguire la lettura bisogna sospendere il giudizio, non pensare. Immergersi nella vita delle persone descritte, dipinta da Morante, e tenere relegato in un angolo della propria consapevolezza ogni sentimento possibile, per evitare che prenda il sopravvento. 

Terribile e meravigliosa, feroce e poetica, La Storia. 
Da leggere, assolutamente. 
Anche in questi tempi oscuri, che sembra facciano di tutto per riportare il buio. Da leggere, sentire, rivivere, la Storia. 

1) La parola fascismo è di conio recente, ma corrisponde a un sistema sociale di decrepitudine preistorica, assolutamente rudimentale, e anzi meno evoluto di quello in uso fra gli antropoidi [...]
2) Simile sistema di fonda infatti sulla sopraffazione degli indifesi (popoli o classi o individui) da parte di chi tiene i mezzi per esercitare la violenza
3) In realtà, fino dalle origini primitive, universalmente, e lungo tutto il corso della Storia umana, non sussiste altro sistema fuori di questo.  [...] - (p. 565)

Fra i due sventurati falsari, diversi per natura, c'erano pure delle somiglianze inevitabili. Ma di queste, la più interna e dolorosa era un punto di debolezza fondamentale: l'uno e l'altro, interiormente, erano dei falliti e dei servi, e malati di un sentimento vendicativo d'inferiorità. (p. 45, di Hitler e Mussolini)

Di vita, di morte. Soprattutto di morte, La Storia. E della possibilità di morire pur continuando a respirare. Vite interrotte, prima della loro fine biologica. 
Un romanzo fondamentale, che accompagna, avvolge, colpisce e rimane, anche dopo l'ultima pagina. 
Stupendo. 

 

sabato 14 settembre 2019

LE NOTTI BIANCHE - Fedor M. Dostoevskij

LE NOTTI BIANCHE - Fedor M. Dostoevskij
Torna Nasten'ka, mi riporta inevitabilmente a "Di Tutte le Ricchezze", romanzo che è stato "causa" di questa lettura, successiva.

Corsi e ricorsi letterari. Fanno parte del leggere. Del pensare. Del vivere.

"Sono un sognatore; ho una vita reale talmente limitata che mi capitano momenti come questo, come adesso, tanto di rado che non posso non ripercorrere questi momenti nei miei sogni".

"E perciò, per rimediare all'errore, ho deciso di informarmi sul vostro conto  nel modo più dettagliato. Ma siccome non ho nessuno su cui informarmi sul vostro conto, allora dovete essere voi stesso a raccontarmi tutto, vita morte e miracoli."

Iniziato più volte, più volte abbandonato. Rubato (non per amore della lettura, ma in quanto riposto assieme ad oggetti di maggiore valore materiale), ricomprato, re-iniziato, ancora abbandonato. 

Infine letto. Tutto d'un fiato, senza riflettere. 
Classico, pubblicato nel 1848. Imprescindibile la lettura dell'introduzione, per riconoscere il filo conduttore. 

La solitudine, più  che il sogno. O forse il sognare che conduce inevitabilmente alla solitudine. 
Interessante la descrizione di Pietroburgo, in cui gli edifici sono amici, i luoghi contano e le persone sono estranee, lontane, insignificanti. 
Luoghi fisici e mentali in primo piano. 

Un piccolo capolavoro che ho stentato ad apprezzare, pur riconoscendo alcuni spunti interessanti. 
"[...] Ascoltate: voi raccontate in modo meraviglioso, ma non potete raccontare in modo un po' meno meraviglioso? Giacchè parlate come se leggeste un libro". (p.59)

"[...] e già mi ero pentito di essermi spinto tanto lontano, di aver raccontato invano ciò che già da tempo mi pesava sul cuore, a proposito di cui potevo parlare come un libro stampato, perchè già da tempo avevo preparato  preparato la sentenza su me stesso [...] " (p. 69)

"[...] se non hai un'altra vita, allora ti tocca costruirla con quei pezzi. Ma nel frattempo l'anima chiede e vuole qualcos'altro!" (p. 72)

"Quel che è perduto è perduto! Quel che è stato detto non si può ritirare." (p. 111)

E' meglio vivere nel disincanto della realtà, o subire la gioia momentanea, caduca, artificiosa e non vera, data da una mera illusione?

"Dio mio! Un intero attimo di beatitudine! Ed è forse poco seppure nell'intera vita di un uomo? ..." (p.124)

mercoledì 5 luglio 2017

TRISTE, SOLITARIO Y FINAL - Osvaldo Soriano

TRISTE, SOLITARIO Y FINAL - Osvaldo Soriano
Dove si trova il confine tra fantasia e verità, tra mito e realtà?
I personaggi di questo romanzo sono tutti noti, letteralmente famosi, diversamente reali, e si incontrano in contesti improbabili creando situazioni incredibili. 

Un detective fallito, un comico finito, uno scrittore vero e anche inventato, attori e attrici, un gatto. 

Situazioni grottesche, un costante sapore amaro, un'oppressione che non abbandona il petto su cui si siede a pesare. 
Eppure è un romanzo piacevole, con spunti quasi divertenti.
Un tributo multiplo a persone e personalità vere o verosimili. 
Interessante. 

"[...] Faccia la prova. Indichi i colpevoli della sua sorte e le daranno una buona cella. Diventi ricco o sia un ribelle famoso e l'applaudiranno".  

"[...] il magrolino è rimasto solo come quel gatto. 
- Aveva famiglia. 
- Sì. Il gatto ha me e non è più contento per questo. 
- Cosa intende dire?
- Voglio dire che si può essere soli mentre qualcuno ti sta carezzando. [...]"


giovedì 22 giugno 2017

STORIA DI IRENE - Erri De Luca

STORIA DI IRENE - Erri De Luca
La prosa di Erri De Luca è letteralmente Poesia. 
Una storia raccolta, non inventata: "Così io raccolgo storie, non le invento. Vado dietro la vita a spigolare, se è un campo, a racimolare, se è una vigna". 

Si chiama Irene la Sirena che ispira la storia, è una bambina che aspetta un bambino e sta meglio nell'acqua che sulla terraferma. 
Il racconto è un canto, le parole arpeggi.

"Ho studiato al liceo la lingua di Omero, ma per parlare con un suo nipote greco devo andare a bussare a casa di Shakespeare"

"Sono il parassita del mio corpo, vivo a sue spese, vivo dei suoi giorni."

"Tra le ossicine dell'orecchio interno s'impigliano le storie che poi scrivo a memoria."

"La migliore distribuzione della ricchezza: strano che il comunismo non ha preso il mare come esempio. 
Sulle sue bandiere a fondo rosso ballano martelli, falci, compassi e stelle, ma nessuna onda. Ha preferito operai e braccianti al posto di pescatori. 
In tribunale è disegnata una bilancia, ma la sua giustizia dipende dai contrappesi, variabili da caso favorito a sfavorito. Il mare invece spiana i dislivelli senza trucco."

"In una [sera] come questa di settembre mia madre fu raggiunta dal seme di mio padre. 
Si è figli della prima ora di una gravidanza e non dell'ultima, quella di espulsione. 
Non è di maggio il mio giusto capodanno, è di settembre, non importa il giorno."

Spaccati di vita reale e inventata, l'allegoria si confonde con il reale. 
Una bambina che da alla luce una vita nuova, una fuga verso il futuro, il tempo che scorre, il declino e la vecchiaia.

Si assorbe in poche ore questo piccolo romanzo poetico. Lettura piacevolissima e intensa.

martedì 23 maggio 2017

IL GIARDINO SEGRETO - Banana Yoshimoto

Una giovane che sta costruendo la propria vita, tra un lavoro che è impegno e amicizia e legame affettivo, ed una storia d'amore che prende una piega inaspettata. 
Un punto di vista lontano, riflesso di una cultura e di un tempo lontani. 

Romanzo che si legge in un pomeriggio, piacevole e contemporaneamente in qualche modo insapore e incolore.  
Il racconto di una storia di amore, di affetti, di legami solidi e di legami effimeri. Incontro e separazione di anime.

"Quando sono costretta ad assecondare ciò che non mi aggrada, sdi solito tendo a diventare più loquace, mi agito, sento formarsi come un piccolo e pesante grumo in fondo allo stomaco. 
Pocco al la volta aumenta di volume e quando poi esplode, riportandomi alla realtà, riesco a pensare soltanto: "Lo sapevo" ". 


martedì 30 agosto 2016

I FUOCHI DELL'AUTUNNO - Irène Némirovsky

Intenso e disincantato romanzo.
Piccola borghesia francese, 1912. I progetti di vita di ragazzi vengono spazzati via o trasformati in sogni di eroismo nel 1914.
La Grande Guerra uccide, oppure cambia le persone. L'orrore senza mediazione sostituisce gli ideali con la rassegnazione, il cinismo, l'illusione di un riscatto facile, di scorciatoie verso un successo vacuo. 
Tra le due guerre Bernard, giovane tornato vivo ma corrotto dalla prima segue divertimento, piacere, denaro.
Thérèse, sua amica di infanzia, rimane lontana dal delirio di potere e dissolutezza che riconosce attorno a sé, e diventa il suo punto di riferimento, amato e nel contempo odiato approdo sicuro. 
Una nuova guerra, una nuova partenza verso un futuro che sa essere spietato e inutile. Verso una sconfitta prevista e preparata negli anni precedenti da chi aveva accantonato ogni scrupolo, ogni desiderio di costruire un futuro solido per sé e la propria Nazione, rinunciando a qualsiasi principio morale ed etico per rincorrere il successo facile. 
Azioni sconsiderate che si ritorcono contro un'intera Nazione. 
Una guerra che uccide, cambia, divide, a volte ricongiunge nel dolore. 

Attualissimo questo romanzo scritto nel tra il 1941 e il 1942 dall'autrice deportata pochi mesi dopo e quasi subito uccisa ad Auschwitz, e pubblicato postumo. 
Con sgomento si sente che potrebbero essere state scritte oggi molte delle parole che vi si leggono.  

"Ma questa p l'ultima. E poi sapete che non è una guerra come le altre. E' una guerra per la pace. E' una cosa ammirevole, che non s'è mai vista" (1914)

"E' questa la cosa grave. Eravamo uomini. E dal momento che non possiamo diventare macchine e non siamo più uomini, ci sentiamo regredire fino a tornare selvaggi, animali. Com'è che dicono? - Non serve a niente cercare di capire. Bisogna non pensarci - Bisogna abbruttirsi, insomma!" Bisogna tendere a questo" disse a sé stesso [...] . 

"I tedeschi avanzavano ancora. Era la guerra. Questa enorme ferita sul corpo del mondo aveva fatto colare fiumi di sangue generoso. A quel punto si poteva già indovinare che quella ferita non sarebbe guarita facilmente e che la cicatrice non sarebbe stata certo bella".

"Hanno democraticizzato il vizio e standardizzato la corruzione. Tutti sono diventati furbastri, truffatori, profittatori. E poi ... un ingorgo nel quale i colpevoli soffrono proprio come tutti gli altri. C'è una sorta di amara e ironica giustizia in tutto quel che sta accadendo. E' ironico e terribile". 

"Ciascuno di noi, all'improvviso, si ritrova ad avere un solo compagno, sé stesso"



giovedì 12 maggio 2016

AVVENTURE DELLA RAGAZZA CATTIVA - Mario Vargas Llosa

Ricardo ha 15 anni, nel 1950. E' un adolescente peruviano che si appresta a vivere l'estatqe "più favolosa di tutte", e che si innamora di una ragazza sensuale e misteriosa, la cilena Lily, che si accompagna con lui senza mai accettare di diventare davvero la sua fidanzatina fino al giorno in cui improvvisamente lei non da più notizie di sè.
Dieci anni dopo Ricardo è in Francia alla ricerca di un lavoro, con l'unica ambizione di "morire vecchio a Parigi". 
Qui incontra Arlette, aspirante rivoluzionaria di passaggio diretta a Cuba. Il copione si ripete. Lei si concede a lui, ma non gli dice mai di sì.
La niña mala, la ragazza cattiva, abbandona nuovamente Ricardo, che si butta a capofitto nello studio delle lingue e nel lavoro di interprete per perseguire, tanace, il proprio obiettivo: vivere a Parigi. 

Un uomo tranquillo, un niño bueno,  che conduce una vita tranquilla, appena toccata dalle follie, gli ideali, i colpi di testa altrui. Un uomo tranquillo che vive per la sua niña mala un amore assurdo, illogico, irrazionale, insensato, incomprensibile, che lo accompagna dall'adolescenza all'età adulta.

"Per tutti quanti è più difficile vivere nella verità che nella menzogna. Ma anche di più per qualcuno nella sua condizione. Le costerà molto abituarsi di nuovo alla verità".


Un romanzo intenso e piacevole, che percorre la seconda metà del '900 tra Europa e America Latina, tra rivoluzioni fallite e colpi di stato riusciti, e vede la nascita ed il crollo di ideali e speranze.
Coincidenze improbabili, la fantasia del racconto si fonde con la realtà del periodo storico. 
Narrazione lucida e distaccata, stile scorrevole.



martedì 5 aprile 2016

I CANI E I LUPI - Irène Némirovsky

Una bambina ebrea vive in una città Ucraina nel ghetto riservato agli ebrei poveri. 
Carattere introverso, un talento per la pittura ed i sogni ad occhi aperti, subisce la vita che la travolge conservando la propria volontà.
Un desiderio la accompagna dall'infanzia per tutta l'adolescenza e l'età adulta. Con la pazienza e la rassegnazione che il tempo rende determinazione rimane ancorata a quel sogno.
Una vita trascorsa assaporando piccole gioie e attraversando grandi cambiamenti.
Il contrasto tra la ricca borghesia e le famiglie povere, che si acuisce anzichè annullarsi nella consapevolezza di appartenere ad una stirpe comune, ad un destino comune.
In Ucraina come a Parigi, dove si rifugia con i cugini nel 2014 a seguito delle sommosse popolari antisemite, il razzismo, la diffidenza, il classismo dividono le persone.

Ada Sinner è un carattere forte, indomito, è una ragazza che affronta la vita così come viene, eppure non la subisce del tutto.

" ... essi erano .. ah! Erano degli stranieri. Eco, questa parola diceva tutto. Degli esseri indecisi, senza radici, degli emigrati, persone sospette."

"Esistono persone che sono senza età, e io sono così. Ero una vecchia a dodici anni, e avrò i capelli bianchi quando, nel mio cuore, sarò ancora esattamente la stessa di oggi. Perchè vergognarsi?"

"Quella povertà, quella solitudine, e la coscienza, allo stesso tempo, di essere, se non al di sopra degli altri, quantomeno distante, che il talento dà alla creatura abbastanza sfortunata da possederlo."

"Sono libera, io. Posso lavorare tutta la giornata, se mi piace, o restare sdraiata senza far niente, senza che nessuno si preoccupi o mi chieda se sono malata. Posso passeggiare un pomeriggio lungo la Senna per guardare il colore dell'acqua, e so che, in tutta Parigi, nessuno si preoccuperà di sapere se sono morta o viva, se ritornerò la notte".



giovedì 10 dicembre 2015

L' INCOLORE TAZAKI TSUKURU E I SUOI ANNI DI PELLEGRINAGGIO - Haruki Murakami

In Cammino con un Libro
"Si possono seppellire i ricordi, ma non si può cambiare il corso della storia"

Un giovane con una passione particolare e specifica, che lo porta a studiare lontano dal gruppo di amici che costituisce un'unità all'apparenza inscindibile. 
Gli amici che di punto in bianco lo allontanano, senza una spiegazione, senza preavviso.

Un percorso interiore per ricercare una verità ormai lontana e ritrovare la possibilità di vivere il presente. Ed un futuro che forse inizia a delinearsi.

"Cercare di conoscere il proprio valore è come pesare qualcosa privi di un'unità di misura."

"- .. per acquisire l vera "libertà di pensiero" di cui parli tu, bisogna essere in grado di farlo intenzionalmente, non inconsapevolmente. Giusto?
[...]
-  E' così, senza dubbio. Ma è una cos difficilissima, come cercare di fare intenzionalmente un sogno. Non è alla portata di tutti."

Di dolore, riflessioni, perdita e consapevolezza. Viaggio interiore obbligato per poter vivere pienamente una vita reale.
Un bel romanzo, coinvolgente ed intrigante come sanno essere le storie narrate da Murakami, in bilico tra sogno e veglia, tra interiorità profonda e normali, piccoli, pratici gesti quotidiani.


venerdì 4 dicembre 2015

ANTIGUA, VITA MIA - Marcela Serrano

Poco si può dire senza togliere il piacere della lettura a chi non l'abbia già assaporata. Un romanzo bellissimo, la cui trama è tutt'uno con la struttura.

Due donne, le protagoniste immancabili della Serrano. Due amiche, da sempre. Le loro vite che si incontrano, che scorrono parallele, si incrociano, si intrecciano, divergono, tornano affiancate, ma non si separano mai.

Due personaggi intensi, come sempre circondati da mille altri, diversamente caratterizzati.
Storie di vita che contengono piccole o grandi tragedie, affrontate con lo spirito delle donne latino-americane. La famiglia è una tribù, le passioni sono coinvolgenti e  totali, siano esse rivolte al lavoro, all'amicizia, all'amore.

Romanzo coinvolgente, appassionato, intenso, molto "latino". Un'ottima compagnia.

Qualche assaggio:

"... alla mia età, ormai si è imparato che esiste solamente la stupidità dei fanatici o il vuoto interiore che li rende tali".

"Se una è donna, è tremendamente faticoso farsi prendere sul serio in qualsiasi campo professionale"

"E' fondamentale distinguere tra il dolore e l'angoscia. L'angoscia paralizza, il dolore fa crescere. So quello che dico, credimi!"

"So cosa sta cercando di dirmi: il lavoro è l'unica cosa in grado di alleviare l'angoscia e di creare la distanza necessaria ad affrontare il mondo esterno."

"Sai una cosa, Javier? A noi donne è stato insegnato dalla notte dei tempi a temere la solitudine".
[...] "Ci hanno rinchiuso dentro castelli circondati da fossati, in torri solitarie, in mezzo ad acque solitarie, un incubo, noi là dentro. Sole. Ma ci hanno ingannato, come su tante altre questioni. Perché, per quanto il fossato possa essere fonte d'angoscia, in fondo in fondo ci protegge nella solitudine. [...]
"Significa che il tuo tesoro è la solitudine?"
"Sì". rispondo, seria. 




 

martedì 10 novembre 2015

NE' QUI NE' ALTROVE - Gianrico Carofiglio

Bari.
Tre uomini adulti si incontrano dopo decenni. 
Una telefonata.
"E che ci faceva Giampiero Lanave nel mio teledono quella sera di dicembre del 2007?"
 Una rimpatriata. 
Un romanzo da leggere con la mappa di Bari a portata di mano (o di click). Una mappa esso stesso.
Una vita che cambia, ricordi che la ricostruiscono, persone che il tempo trasforma.
Il cambiamento dei luoghi negli anni, il mutamento delle persone.
"Ci pensa da solo il tempo, a passare. Non ha nessun bisogno di aiuto".
Tracce vivissime della prima giovinezza in uomini adulti che la vita ha separato, e che non si riuniranno per il futuro. 
Bari in una notte. La vita di oggi ed i luoghi di ieri. 
Nostalgico, fugace, temporaneo passaggio nel proprio passato.  
Un romanzo piacevole, a tratti divertente, permeato da quella amarezza che non può non accompagnare il tempo che scorre.
Carofiglio mescola bene umorismo, riflessioni, tristezza e distacco.



lunedì 3 agosto 2015

UN UOMO - Oriana Fallaci

Una storia vera e romanzo epico. Un libro agghiacciante e struggente e raggelante e rabbioso e doloroso. E vero, e anche inventato.
La Fallaci rende rabbia il dolore, distacco l'amore, coraggio la paura. Coinvolgente e terribile.

La storia di "Un Uomo", Alekos Panagulis. 
Un eroe, un poeta, un rivoluzionario. Una vittima. 

Un inno all'indipendenza. Che è inevitabilmente solitudine. E diventa pericolosa, mortale, quando per essere liberi si diventa anche scomodi. Un invettiva contro i poteri, tutti i poteri, alle tirannie, tutte le tirannie, che sono tutte irrimediabilmente, pericolosamente, dolorosamente uguali a sé stesse. Cambiano solo il colore della propria bandiera. Ma come camaleonti, rimangono identiche. 

Un'invettiva contro il gregge, quel popolo che non sa essere persona, che non sa affermare sé stesso e segue il potere di turno perché "tengo famiglia", e che fugge dalla libertà perché non la sa desiderare, non la sa amministrare, non la merita in fondo.

Dove finisce il romanzo, dove inizia la Storia? Fusione di epica e cronaca. Una vera tragedia greca. Amore e morte. Soprattutto morte.
Non importa il contorno romanzato, salta all'occhio l'orrenda realtà. Non cambierà nulla. Chi davvero vorrebbe cambiare le cose rimane solo, isolato, e solo per il breve tempo di un funerale il gregge sembrerà accorgersi della perdita. Per poi tornare a belare tranquillo. Senza disturbare i padroni.

"Molti intellettuali credono che essere intellettuali significhi enunciare ideologie, o elaborarle, manipolarle, e poi sposarle per interpretare la vita secondo formule e verità assolute. [...] Con l'ottusità dei sacerdoti non riconoscono che, una volta sposati all'ideologia, e peggio ancora se sposati all'ideologia con un matrimonio che esclude l'adulterio e il divorzio, non si è più liberi di pensare.  [...] Ergo, per fare i coerenti costoro diventano incoerenti anzi disonesti."


Si può andare al di là di qualsiasi strumentalizzazione, e leggere il messaggio della Fallaci come un invito a pensare.
Romanzo durissimo. Molto bello. Da leggere.



martedì 28 luglio 2015

LA FIGLIA OSCURA - Elena Ferrante

Elena Ferrante scrive in apnea. E si fa leggere tutta d'un fiato.
Un'altra donna confusa, ansiosa, difficile. 
Insegna all'Università, madre di due figlie ormai grandi. Non giovane, non ancora vecchia.
In bilico fra tre generazioni, sbilanciata verso quella che l'ha preceduta o quella che la segue, poco incline a seguire la propria. 
Un fiume di pensieri, azioni insensate, l'inseguimento di un significato.
Una vacanza solitaria, vite di altri che intreccia alla propria, sentimenti e sensazioni profondi ed assurdi.

"Un colpo improvviso, alla fine, è solo meraviglia e sofferenza"

"I maschi hanno sempre qualcosa di patetico, a ogni età, Una protervia frgile, un'audacia pavida. Non so più, oggi, se mi hanno mai suscitato amore o solo un'affettuosa comprensione per le loro debolezze".

"Per di più, nel frattempo, il mondo non era affatto migliorato, anzi era diventato più cattivo verso le donne. Lei - me l'aveva detto - per molto meno di quello che avevo fatto io anni prima rischiava di essere scannata"

Un romanzo breve, si legge in poche ore. Ottimo per un pomeriggio di svago.

lunedì 29 giugno 2015

I GIORNI DELL'ABBANDONO - Elena Ferrante

Non è un romanzo. E' un incubo liquido. 
Si legge in apnea, toglie letteralmente il fiato.

Olga viene lasciata dal marito, improvvisamente, lei non aveva colto i segnali. 
Lui se ne va. Rimane una casa, con due bambini ed un cane, di cui prendersi cura. In un momento in cui l'unica cosa che conta sarebbe prendersi cura di sè. E senza esserne in grado.

Il ritmo è incalzante, l'angoscia esce dal libro per penetrare in chi legge. Una scrittura veloce, rapidissimo è il tempo, sembra di leggere frasi scandite al metronomo. 
Una storia come tante. Per questo verissima. 

La protagonista narratrice è una persona a brandelli. Si racconta di getto, ma il ritmo è studiato. Riesce a farsi amare ed odiare. Suscita sentimenti contrastanti. Comprensione, affetto, commiserazione, pena, rabbia, insofferenza, urgenza, ... 
Ansia ed angoscia sono le direttrici di orchestra di questo onirico racconto terribile.

Al dolore per la separazione subita, si aggiungono i "problemi di immagine". Perché una donna è pur sempre una donna, è un po' meno che persona. Per gli altri, ma anche per sé.
Ed il peso è ancora più gravoso. Personale. Sociale riflesso. Personale amplificato.

"Da adesso sarebbe stato così, io sola per le responsabilità che prima erano di entrambi".
"Evita di assomigliare alle donne in frantumi di un libro famoso della tua adolescenza".

"... sentii in ogni angolo del corpo i graffi dell'abbandono sessuale, il pericolo di affogare nel disprezzo di me e nella nostalgia di lui."

"Le donne senza amore dissipavano la luce degli occhi, le donne senza amore morivano da vive. [...] Racconto e maldicenza e cucito: io ascoltavo."

"Una donna può facilmente uccidere per strada, in mezzo alla folla, lo può fare più facilmente di un uomo. La sua violenza sembra un gioco, una parodia, un uso improprio e un po' ridicolo della determinazione maschile a fare il male"

"Il successo dipende dalla capacità di manipolare l'ovvio con precisione di calcolo".

E' un romanzo impegnativo. Emotivamente forte.
Da leggere solo se si accetta e sopporta l'incontro con anime rotte.






venerdì 15 maggio 2015

ADORATA NEMICA MIA - Marcela Serrano

Racconti di donne. Ancora una volta.

Diverse, variopinte, pensanti, istintive, colte o ignoranti, vere o sognate.
Donne deluse, oppresse, addolorate, straziate, indipendenti o in fuga.
Donne maltrattate, uccise. 
Uomini che amano, che rispettano, che violentano, che ingannano, che tradiscono, che uccidono, che deludono. 
Madri che non ascoltano, che abbandonano, che amano, che condizionano.

Una tristezza di fondo che passa sotto pelle. Leggeri eppure pesantissimi, questi racconti.

Un filo conduttore attraversa queste storie, che non raccontano di persone, ma nello specifico di donne. Tutte diverse tra loro, eppure simili, unite da un invisibile destino voluto dalle convenzioni sociali, siano esse interiorizzate, imposte, negate, rifiutate.

Una carrellata di racconti che scorrono, e lasciano un retrogusto che sa di depressione. L'impronta della cupa eppure sempre piacevole Serrano. 



lunedì 29 dicembre 2014

L'AMORE MOLESTO - Elena Ferrante

Presente e passato si fondono, ricordi confusi eppure nitidi, dettagli di scene ed immagini che si rivelano diversi. 
Storie di antica e presente, ordinaria, violenta follia. 
Una donna muore, la figlia ne ripercorre la vita. 
Ricordi confusi, passato mescolato al presente, immagini oniriche e reali. 

"... e di nuovo mia madre, prima che diventasse mia madre, forse incalzata dall'uomo con cui avrebbe fatto all'amore, che l'avrebbe coperta col suo cognome, che l'avrebbe cancellata col suo alfabeto." 

"... aveva l'imprevedibilitá di una scheggia, non potevo imporle la trappola di un unico aggettivo."

"L'infanzia è una fabbrica di menzogne che durano all'imperfetto: la mia almeno era stata cosí." 

I nostri genitori sono parte di noi, che lo vogliamo o no. 
Madre e figlia si confondono nel ricordo. 
Verità e menzogna, ricordi e fantasie. Amore e violenza, tradimento vero o pensato. Molestie reali, relazioni immaginate o vissute. 
Una lettura enigmatica. 
Evoca immagini, sensazioni, sentimenti sopiti e contraddittori. 
Immagini crude, tangibili. Contrapposte a relazioni sfumate, personalitá sfuggenti. 
Una storia incompiuta e allo stesso tempo conclusa. 

Non so dire se ho apprezzato questo romanzo. Lascia un sapore che sfugge, difficile da descrivere. Forte eppure sfumato.





lunedì 22 dicembre 2014

UNA STORIA QUASI SOLTANTO MIA - Licia Pinelli, Piero Scaramucci


La Strage di Piazza Fontana. Milano, 12 dicembre1969.
Diciassette morti in un attentato. E più di ottanta feriti.
Non dovrebbe succedere mai. E' tuttora la quotidianita'.

Vengono immediatamente incolpati gli "anarchici di sinistra".
Si "scopre" dopo che gli autori sono fascisti, di destra.
Poco importa, di fronte ad una sola vita spezzata non c'e' idea che tenga, non c'è appartenenza che spieghi, non c'è affinità che giustifichi.
Nessuno ha il diritto di uccidere. Nessuno.



"Vedi, la morte è una cosa normale, come la vita, ma c'e' morte e morte. Ti viene l'odio per chi ti impone la morte, la morte in questo modo infamante, schifoso", dice Licia Pinelli.

C'e' infatti una vittima in piu'. Giuseppe Pinelli. Arrestato (o meglio fermato, e trattenuto illegalmente, a dispetto delle procedure), muore a seguito della caduta dalla finestra della Questura.
Incaricato delle indagini era il Commissario Calabresi, a sua volta assassinato nel 1972.

Il racconto di un ennesimo lutto ingiusto, di una legalità che manca, di omissioni, distorsioni, menzogne e occultamento della verità.
Testimonianza diretta di modalità che vengono messe in pratica in continuazione.
Anche ora. Oggi.
Ai fatti vengono sostituite le opinioni. Quando qualcuno, caparbiamente, in solitudine contro un sistema perverso, ricerca la verità, quando qualcuno finalmente ne trova dei frammenti, crudi, crudeli, evidenti, disarmanti ... allora è tardi. Non importa a nessuno.
E' cronaca del passato, il pubblico se ne dimentica.
Si dovrebbe imparare dalla storia. Non succede mai.

Un libro amaro. Un racconto semplicissimo. Pacato e drammatico.
La forza di una persona sola che ha il coraggio e la voglia di rimanere fedele a sé stessa.
Una figura imponente, Licia Pinelli.
Uno Stato assente. Lo Stato di Diritto, in Italia. Non c'è.

"Non mi sento sconfitta perché ho fatto tutto quello che potevo fare nell'ambito della legalità. Gli sconfitti sono coloro che non hanno avuto il coraggio di arrivare a scoprire la verità".

"Ma io sono sempre piu' attratta da quel che dicono le persone che da come si presentano".
"Se c'é una persona che desidera la pace sono io, e non ho mai vissuto in pace, sempre in guerra".


"Le cose cambiano", ma io sento solo: dovrebbero cambiare, perlomeno si fa in modo che cambino. E provo qualcosa che adesso potrei dire disagio, ma non e' disagio, e' come una speranza inutile, qualcosa che ti dice dentro che tanto non se ne fa niente, che e' solo illusione. Come quando credi allo Stato di diritto, la stessa sensazione."

"Bisognava rovesciare il tutto, e non lo puoi fare sotto l'impulso dei sentimenti. Dovevo riuscire a dissociarmi. La notte era mia e il giorno era un'altra cosa."

- Per lei, tutti i poliziotti sono cattivi?
- Io - le ho detto - ho denunciato i poliziotti che erano nella stanza, non tutti i poliziotti in blocco.

"Si dice durezza ma poi è la volontà di non cedere mai, nonostante tutto. C'è della gente che non cederebbe a una involuzione. Stanno attenti, osservano come sta andando questo paese, sono pronti a ribellarsi se le cose andassero in un certo modo. I perdenti in partenza che però non si arrendono mai."

Lella Costa commenta, tra l'altro, che "C'è sempre un sovrappiù di ingiustizia per le donne, uno schifoso surplus di insulti e indecenza", e di seguito, riferendosi alla voce di Licia Pinelli, "una voce bellissima, profonda, nobile e potente": "Forse, se avessimo potuto ascoltarla, più di quarant'anni fa, insieme a quella del suo amatissimo consorte e di tanti altri come loro, la storia di questo paese sarebbe stata diversa. E saremmo stati salvi".



giovedì 29 maggio 2014

IL QUARTO D'ORA GRANATA - Nicola Pettorino

Un romanzo che scorre, si legge in poco tempo.
Vite che si intrecciano in una Torino contemporanea. 
I personaggi sono caratterizzati in modo semplice, netta la separazione tra il "bene" ed il "male".

Una storia delicata, tematiche particolarmente "pesanti" affrontate semplicemente, quasi sfiorate. 
Un senzatetto, una madre sola, un bambino affidato ai servizi sociali.
Molte ingiustizie ed una colonna mobile di solidarietà.
Un tantino poco realistico nel buonismo che lo pervade, questo breve romanzo è un'ottima compagnia per una lettura disimpegnata ma non  superficiale.

Vite vere, vite difficili. Persone che si incontrano. Legami che vanno oltre le apparenze. Storie di condivisione. Miscugli di varia umanità.
Quando tutto sembra perduto, quando un futuro non pare possibile, offrire un aiuto a chi è altrettanto in difficoltà può rappresentare un'ancora di salvezza. Ed essere l'avvio verso un nuovo inizio.

Un libro benefico: il ricavato della vendita del libro devoluto interamente all'associazione Amici dei Bambini Cardiopatici dell'Ospedale Regina Margherita di Torino.

Consapevole del fatto che il mio giudizio non può essere oggettivo, poiché questo libro riveste un particolare valore affettivo per me, ne consiglio la lettura tutta d'un fiato, in una parentesi di evasione. 

martedì 30 luglio 2013

STORIA DI UN CORPO - Daniel Pennac

I
Un Diario in eredità.
Il diario di un padre, lasciato alla figlia.
Racconti di vita interiore, di sentimenti ed emozioni espressi attraverso la tangibile concretezza delle azioni-reazioni corporee.
Un diario fisico, eppure così interiore.

"Ebbene, io ti difenderò! Ti difenderò anche da me stesso!
Ti farò i muscoli, ti fortificherò i nervi, mi occuperò di te ogni giorno, mi interesserò a tutto quello che senti".
Dice il padre bambino a sé stesso. Anzi, al proprio corpo.

" [...] puoi padroneggiare le vertigini, ma non le sconfiggerai mai."

"La paura non ti protegge da nulla e ti espone a tutto!
Il che non vuol dire che non si debba essere prudenti. Papà diceva: La prudenza è l'intelligenza del coraggio."

"La differenza fra le coccole di puro affetto e quelle che si concedono per far smettere di piangere. Nel primo caso il bebè si sente al centro dell'amore, nel secondo sente che lo si vuole buttare dalla finestra."

Un bel libro, a tratti divertente, delicato.
Una storia qualunque in cui ci si può immedesimare. Perché tutti noi abbiamo un corpo.