sabato 25 aprile 2026

VILLA DEL SEMINARIO - Sacha Naspini

Incespica un po', all'inizio, la lettura di questo romanzo, lettura perfetta per un 25 aprile italiano. Entra quasi subito di gran carriera nell'atmosfera cupa e tetra chi legge, sente la paura farsi strada.
Attraverso le pagine di un racconto. Tempi feroci da rivivere leggendo. 

1937.  Le Case (Roccatederighi), Maremma Toscana.
Fame. Freddo. Crudeltà umana. Un campo di concentramento sulla porta di casa.
Con regolare contratto di affitto. 

Anna è madre, orfana del figlio Edoardo. Ucciso dalla Wehrmacht.
Resistenza o vendetta?

Renè è un ciabattino, calzolaio. Detto Settebello: gli mancano tre dita da una mano. 

Un racconto di Resistenza inventato, ispirato da fatti reali. 
Si respira la violensa, la paura, la rabbia (p.84), che tiene in vita le persone quando hanno perso molto.
E l'isolamento, la tortuta (p. 98). Fa male leggere un racconto sapendo che oggi ancora succede davvero.
Nell'indifferenza.

Viene da chiedersi se avremmo il coraggio di rischiare la vita per salvarne molte altre.
La risposta è NO.
Lo dice la cronaca, ma anche una voca interiore, accusatoria.
Vigliaccheria. Ignavia.

"Quel tipo di rivalsa che prendono i pezzenti quando additano chi è più straccione di loro. I disperati si vendicano così" (p.11)
 

"A forza di essere uguale a sè stesso lo avevano perso di vista" (p.20)

... "per superare un lutto c'è un solo modo
- sarebbe?
- Darsi uno scopo
" (p.23)

"Di solito reagiva così alle burrasche, che infuriassero fuori o dentro non cambiava, si ficcava sotto le coperte" (p.27)

"D'un tratto fu travolto da certe domande che si era fatto spesso: cosa volevano i partigiani? Perché lo facevano? In quale modo riuscivanao a crederci? Possibile che fosse solo una folla di sbandati senza Dio?" (p.36)

"Ce lo piazzano qui sotto il naso come se già sapessero di che pasta siamo; nessuno muoverà un dito. Io questa colpa non la voglio" (p.42)

"I nazisti perdevano la guerra e lo facevano alla maniera dei nazisti, lasciandosi dietro una scia di sangue" ( p.171)

Cosa resta della Memoria in chi fa di tutto per dimenticare?
Chi per pudore, per troppo dolore, chi per vergogna, e chi - sempre più allo scoperto - perché rifarebbe tutto, e peggio, perchè il nazi-fascismo è ancora tra noi.

"Insomma, succede quel che è successo e tu non muovi un dito. Poi finisce tutto. Come ti rimetti al mondo? Un modo per guardarti allo specchio devi pur trovarlo. E allora fai un patto con gli altri senza dirlo davvero; non è capitato niente" (p.186)

C'è invece chi non dimentica perché ciò che è successo gli è rimasto marchiato a fuoco all'interno.
C'è chi non dimentica perchè non può farlo.
La vita riprende, e sarà per sempre segnata da ciò che è successo.

Che ne è stato, 20 anni dopo, della Memoria?
E che ne è oggi, oltre 80 anni dopo la sciagura nazista e fascista?
C'è chi ne ha nostalgia.
C'è chi non ricorda, c'è chi non sa.

Ci sono luoghi in cui avvengono streminii, sotto gli occhi di tutti e nell'indifferenza generale.
Quando i riflettori puntano sullingiustizia, la macchina della strumentalizzazione è pronta al lavoro, incessante, implacabile.

E siamo di nuovo, ancora e sempre, in pericolo.

Un ciabattino e la sua guerra degli scarponi, in questo 25 aprile, restituisce a modo suo dignità e speranza.

Gran romanzo, bellissimo.






domenica 19 aprile 2026

SE LI GUARDI - Amedeo Savoia

SE LI GUARDI - Amedeo Savoia
Una raccolta di racconti. 
Veri. 
Dietro ogni pagina, dentro ogni pagina, c'è una persona. 

I racconti, scarni, semplici, diretti, scavano piccoli solchi in chi legge. 

Senza la prefazione di Claudio Giunta e la premessa dell'autore Amedeo Savoia, questi racconti rimarrebbero sospesi, sarebbero difficilmente collocabili in un corpus. 
 

Prefazione
Il tempo delle scelte finisce, per qualcuno forse non c'e mai. 
Questi "wrong beginnings" (p.8) portano a pensare "che il libero arbitrio non esiste, perché la volontà non si esercita mai in uno spazio vuoto: esistono condizioni che non abbiamo scelto; esistono gli altri".

E ancora: "il carcere punisce la sfortuna" (p.9), "per quale ragione si diventa demoni?" (p.11)

Parla di solitudine Claudio Giunta nella sua prefazione. 

Il personaggio principale di ciascuno dei racconti che si andranno a leggere, lasciando che penetrino, sembra essere piuttosto l'ingiustizia. 
Quella che pervade l'intera umanità, in forme diverse. Quella che calpesta i Diritti Umani, la Costituzione, il contrario dell'equità.
Chi legge non può fare a meno di chiedersi quale responsabilità abbiano quegli "altri", quale responsabilità abbiamo noi tutti, di fronte a chi delinque, di fronta a chi sperimenta il carcere. Non sempre "giustamente". 

Racconti spezzati, frammentari, di persone che prima o poi in carcere ci sono state. Qualcuno di loro ci è morto, in carcere. 
Racconti di momenti che non hanno a che fare con il carcere. 

Testimonianze piccole ed enormi, da leggere, ascoltare. "Se li guardi", capisci forse che non hai capito nulla? 

..."trasportare le persone che volevano andare via dalla Romania, con il sogno di una vita migliore" (p.67)

... "molte persone iniziano a delinquere perché non riescono a trovare alternative legali alla loro condizione di emarginazione" (p. 76)

La Sacra (p.80-81): una descrizione rapida e accurata del funzionamento di uno Stato nello Stato. Una Società strutturata su regole nepotistiche". Criminali organizzatissimi. 

E lui, il famigerato Visto
Rifiuto del Visto, per limiti di reddito. E contratto senza soldi, per mantenere il visto. (p.85)
Schiavitù indotta da leggi scellerate, inumane e soprattutto stupide

(p.100-101). La povertà che produce degrado, che sfocia nell'illegalità. 

(p.103) "Abbi fiducia in te, fai quello che ti piace senza superare il tuo limite, e ama quello che fai per amare quello che sei". 

La centralità del lavoro (p.106), in proprio o dipendente, e il ruolo della scuola, il ruolo degli insegnanti "Ho acquisito strumenti per ordinare i miei pensieri per discernere, per prendere in mano la mia vita" (p. 107)
La vitale importanza di un testimone consapevole, che si incarna a volte in una bidella (p.135)

Le ingerenze dei Servizi Sociali, i danni causati dalle "case famiglia" (p.126). 

Esseri umani  che si raccontano. 
Amaro il sapore che resta, tristezza il sentimento che pervade. 

Durissimo il tema, interessantissimo il libro. 
Difficile restare indifferenti. 
Eppure ...