Incespica un po', all'inizio, la lettura di questo romanzo, lettura perfetta per un 25 aprile italiano. Entra quasi subito di gran carriera nell'atmosfera cupa e tetra chi legge, sente la paura farsi strada.
Attraverso le pagine di un racconto. Tempi feroci da rivivere leggendo.
1937. Le Case (Roccatederighi), Maremma Toscana.
Fame. Freddo. Crudeltà umana. Un campo di concentramento sulla porta di casa.
Con regolare contratto di affitto.
Anna è madre, orfana del figlio Edoardo. Ucciso dalla Wehrmacht.
Resistenza o vendetta?
Renè è un ciabattino, calzolaio. Detto Settebello: gli mancano tre dita da una mano.
Un racconto di Resistenza inventato, ispirato da fatti reali.
Si respira la violensa, la paura, la rabbia (p.84), che tiene in vita le persone quando hanno perso molto.
E l'isolamento, la tortuta (p. 98). Fa male leggere un racconto sapendo che oggi ancora succede davvero.
Nell'indifferenza.
Viene da chiedersi se avremmo il coraggio di rischiare la vita per salvarne molte altre.
La risposta è NO.
Lo dice la cronaca, ma anche una voca interiore, accusatoria.
Vigliaccheria. Ignavia.
"Quel tipo di rivalsa che prendono i pezzenti quando additano chi è più straccione di loro. I disperati si vendicano così" (p.11)
"A forza di essere uguale a sè stesso lo avevano perso di vista" (p.20)
... "per superare un lutto c'è un solo modo
- sarebbe?
- Darsi uno scopo" (p.23)
"Di solito reagiva così alle burrasche, che infuriassero fuori o dentro non cambiava, si ficcava sotto le coperte" (p.27)
"D'un tratto fu travolto da certe domande che si era fatto spesso: cosa volevano i partigiani? Perché lo facevano? In quale modo riuscivanao a crederci? Possibile che fosse solo una folla di sbandati senza Dio?" (p.36)
"Ce lo piazzano qui sotto il naso come se già sapessero di che pasta siamo; nessuno muoverà un dito. Io questa colpa non la voglio" (p.42)
"I nazisti perdevano la guerra e lo facevano alla maniera dei nazisti, lasciandosi dietro una scia di sangue" ( p.171)
Cosa resta della Memoria in chi fa di tutto per dimenticare?
Chi per pudore, per troppo dolore, chi per vergogna, e chi - sempre più allo scoperto - perché rifarebbe tutto, e peggio, perchè il nazi-fascismo è ancora tra noi.
"Insomma, succede quel che è successo e tu non muovi un dito. Poi finisce tutto. Come ti rimetti al mondo? Un modo per guardarti allo specchio devi pur trovarlo. E allora fai un patto con gli altri senza dirlo davvero; non è capitato niente" (p.186)
C'è invece chi non dimentica perché ciò che è successo gli è rimasto marchiato a fuoco all'interno.
C'è chi non dimentica perchè non può farlo.
La vita riprende, e sarà per sempre segnata da ciò che è successo.
Che ne è stato, 20 anni dopo, della Memoria?
E che ne è oggi, oltre 80 anni dopo la sciagura nazista e fascista?
C'è chi ne ha nostalgia.
C'è chi non ricorda, c'è chi non sa.
Ci sono luoghi in cui avvengono streminii, sotto gli occhi di tutti e nell'indifferenza generale.
Quando i riflettori puntano sullingiustizia, la macchina della strumentalizzazione è pronta al lavoro, incessante, implacabile.
E siamo di nuovo, ancora e sempre, in pericolo.
Un ciabattino e la sua guerra degli scarponi, in questo 25 aprile, restituisce a modo suo dignità e speranza.
Gran romanzo, bellissimo.

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