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mercoledì 31 maggio 2023

DUE - Irène Némirovsky

 

Némirovsky Irène - DUE
Un romanzo d'amore?
Come tutti: d'Amore, di Morte e di altre Sciocchezze. 

E' la fine della Prima Guerra Mondiale. I giovani sono travolti dalla vita e dalle passioni, consapevoli di una morte che può cogliere anche loro.
Consapevoli di essere sopravvissuti.

Solitudini e amori.
L'istituzione del Matrimonio, gabbia dorata che assicura stabilità anche quando l'urgenza è spenta e l'amore svanisce. 

Il matrimonio. Questo essere Due che dà una forza che la persona singola non ha. Una coppia come individuo a sé stante. 

(p.219) "La loro salvezza stava in ciò che li riguardava in quanto coppia, e non in quanto individui distinti. Uniti erano invincibili; ... "

(p.30) "Bisognerebbe imparare a donare il proprio cuore solo agli oggetti".

(p.31) "Come avveniva nell'amore coniugale il passaggio all'amore all'amicizia? Quando si cessava di tormentarsi l'un l'altro per volersi finalmente bene?"

(p. 212) "Perchè dunque, per prepararsi a quella povertà, alla suprema spoliazione della morte, non liberarsi in anticipo di ogni passione, non abbandonare a poo a poco tutti i desideri dell'anima?"

(p.213) "Contrariamente a quel che si crede, l'uomo, in generale, è cinico solo quando è molto giovane; a mano a mano che passano gli anni, diventa meno rigido e anche meno coraggioso."

Némirovsky sa descrivere l'animo umano in modo disincantato. Può parlare di amori e passioni senza risultare pesante. Spacca la realtà con occhio critico e clinico.
Scrive con stile impeccabile.

Bel romanzo. Acuto. 


martedì 7 giugno 2022

SUITE FRANCESE - Irène Némirovsky

Incompiuto, pubblicato postumo nel 2004.
Terribile e magnifico.
La penna di Némirovsky scorre, le immagini si materializzano nella mente di chi legge.
Un romanzo davvero potente.

Gli appunti in appendice sono tanto importanti quanto il libro in sè; aiutano a comprenderlo, e - purtroppo - calano nella atroce realtà di quel tempo.
Némirowsky è stata uccisa dal Nazismo, e mentre scriveva era consapevole del concreto rischio che considerava certezza di avere davanti a sé poco tempo. 

Nel suo romanzo sferza la borghesia e la nobiltà francesi, narra la povertà e l'ingiustizia attraverso gli occhi delle persone benestanti e privilegiate. 

Un romanzo davvero interessante e davvero ben scritto.
Merita di essere considerato un piccolo, mai terminato, capolavoro.

 

sabato 26 giugno 2021

IL SIGNORE DELLE ANIME - Irène Némirovsky

https://incamminoconunlibro.blogspot.com/
Riscatto.
Il riscatto di una vita di sacrificio, una professione che tarda ad avviarsi.
Straniero, povero. Medico.
 

 Il riscatto economico, l'inizio.
E, nel consapevole riconoscimento delle disparità, inique, tra diverse classi sociali che separano esseri umani altrimenti identici, incontri di anime.

Cambiamenti che lasciano tutto com'era, come è sempre stato. 

L'esteriorità  e il materiale cozzano contro la storia di ciascuno, quella vita che fa delle persone ciò che sono, giorno per giorno, e che non si può cancellare, resterà, immutabile, passato. 

L'incipit:
"Ho bisogno di denaro"
"Le ho detto "no""
.

Dario Asfar insegue il suo obiettivo, non demorde. Rimane sè stesso? 

Riscatto, apparenza, ipocrisia.
Maschere nude, quelle persone che seguono ciò che appare come ricchezza e successo, fingendo di non vedere la decadenza.
Espedienti. Espedienti dei ricchi per superare un malessere senza nome, un male oscuro che non sembra avere cura; espedienti di chi è povero per sopravvivere, espedienti, illusioni.
Avere, non essere.

"Bisognava solamente trovare l'uomo che possedesse la scienza, le parole chiave; il guaritore, lo stregone, l'illuminato, il ciarlatano, che importa!" (p.99)
Conta più il duro lavoro o l'apparenza, l'inganno?

E, una volta svoltato, una volta intrapresa la via verso il successo, una volta che la soppravvivenza sembra ormai assicurata, non se ne esce. E' un circolo vizioso di cupidigia, inganno, ricatto; bisogni indotti necessari soltanto a mantenere uno status fasullo, un castello di carte costoso e gravoso.

Riscatto o avidità? Cosa accade quando il desiderio di uscire dalla miseria diventa in realtà desiderare un posto in quello stesso sistema che la crea, che della miseria altrui si alimenta?

Cupo, ansiogeno, triste eppure piacevole, questo romanzo.
Uno spaccato di vita d'altri tempi che ben si avvicina all'epoca attuale.
Cambia tutto, perchè non cambi nulla.

martedì 30 agosto 2016

I FUOCHI DELL'AUTUNNO - Irène Némirovsky

Intenso e disincantato romanzo.
Piccola borghesia francese, 1912. I progetti di vita di ragazzi vengono spazzati via o trasformati in sogni di eroismo nel 1914.
La Grande Guerra uccide, oppure cambia le persone. L'orrore senza mediazione sostituisce gli ideali con la rassegnazione, il cinismo, l'illusione di un riscatto facile, di scorciatoie verso un successo vacuo. 
Tra le due guerre Bernard, giovane tornato vivo ma corrotto dalla prima segue divertimento, piacere, denaro.
Thérèse, sua amica di infanzia, rimane lontana dal delirio di potere e dissolutezza che riconosce attorno a sé, e diventa il suo punto di riferimento, amato e nel contempo odiato approdo sicuro. 
Una nuova guerra, una nuova partenza verso un futuro che sa essere spietato e inutile. Verso una sconfitta prevista e preparata negli anni precedenti da chi aveva accantonato ogni scrupolo, ogni desiderio di costruire un futuro solido per sé e la propria Nazione, rinunciando a qualsiasi principio morale ed etico per rincorrere il successo facile. 
Azioni sconsiderate che si ritorcono contro un'intera Nazione. 
Una guerra che uccide, cambia, divide, a volte ricongiunge nel dolore. 

Attualissimo questo romanzo scritto nel tra il 1941 e il 1942 dall'autrice deportata pochi mesi dopo e quasi subito uccisa ad Auschwitz, e pubblicato postumo. 
Con sgomento si sente che potrebbero essere state scritte oggi molte delle parole che vi si leggono.  

"Ma questa p l'ultima. E poi sapete che non è una guerra come le altre. E' una guerra per la pace. E' una cosa ammirevole, che non s'è mai vista" (1914)

"E' questa la cosa grave. Eravamo uomini. E dal momento che non possiamo diventare macchine e non siamo più uomini, ci sentiamo regredire fino a tornare selvaggi, animali. Com'è che dicono? - Non serve a niente cercare di capire. Bisogna non pensarci - Bisogna abbruttirsi, insomma!" Bisogna tendere a questo" disse a sé stesso [...] . 

"I tedeschi avanzavano ancora. Era la guerra. Questa enorme ferita sul corpo del mondo aveva fatto colare fiumi di sangue generoso. A quel punto si poteva già indovinare che quella ferita non sarebbe guarita facilmente e che la cicatrice non sarebbe stata certo bella".

"Hanno democraticizzato il vizio e standardizzato la corruzione. Tutti sono diventati furbastri, truffatori, profittatori. E poi ... un ingorgo nel quale i colpevoli soffrono proprio come tutti gli altri. C'è una sorta di amara e ironica giustizia in tutto quel che sta accadendo. E' ironico e terribile". 

"Ciascuno di noi, all'improvviso, si ritrova ad avere un solo compagno, sé stesso"



martedì 5 aprile 2016

I CANI E I LUPI - Irène Némirovsky

Una bambina ebrea vive in una città Ucraina nel ghetto riservato agli ebrei poveri. 
Carattere introverso, un talento per la pittura ed i sogni ad occhi aperti, subisce la vita che la travolge conservando la propria volontà.
Un desiderio la accompagna dall'infanzia per tutta l'adolescenza e l'età adulta. Con la pazienza e la rassegnazione che il tempo rende determinazione rimane ancorata a quel sogno.
Una vita trascorsa assaporando piccole gioie e attraversando grandi cambiamenti.
Il contrasto tra la ricca borghesia e le famiglie povere, che si acuisce anzichè annullarsi nella consapevolezza di appartenere ad una stirpe comune, ad un destino comune.
In Ucraina come a Parigi, dove si rifugia con i cugini nel 2014 a seguito delle sommosse popolari antisemite, il razzismo, la diffidenza, il classismo dividono le persone.

Ada Sinner è un carattere forte, indomito, è una ragazza che affronta la vita così come viene, eppure non la subisce del tutto.

" ... essi erano .. ah! Erano degli stranieri. Eco, questa parola diceva tutto. Degli esseri indecisi, senza radici, degli emigrati, persone sospette."

"Esistono persone che sono senza età, e io sono così. Ero una vecchia a dodici anni, e avrò i capelli bianchi quando, nel mio cuore, sarò ancora esattamente la stessa di oggi. Perchè vergognarsi?"

"Quella povertà, quella solitudine, e la coscienza, allo stesso tempo, di essere, se non al di sopra degli altri, quantomeno distante, che il talento dà alla creatura abbastanza sfortunata da possederlo."

"Sono libera, io. Posso lavorare tutta la giornata, se mi piace, o restare sdraiata senza far niente, senza che nessuno si preoccupi o mi chieda se sono malata. Posso passeggiare un pomeriggio lungo la Senna per guardare il colore dell'acqua, e so che, in tutta Parigi, nessuno si preoccuperà di sapere se sono morta o viva, se ritornerò la notte".