Con il treno di sentimenti che qualsiasi commiato da persone care porta con sè.
"Un gregge di pecoroni che morirà di sete parlando del bel tempo" (p. 33)
"Nell'auto elettrica, con il suo borsello sulle ginocchia e gli occhi fissi davanti a sè, Nonnino pensa alla menzogna. Non solo alle bugie dei suoi ragazzi. Alla menzogna in generale. La menzogna intima e quella pubblica. La menzogna come strumento di comunicazione, come modalità di governo, come strategia e come forza d'impresa. E' incredibile quel che puoi far bere all'elettore, al citadino, al cliente, al dipendente, al residente ..." (p. 34)
Nonnino. Figura sfuggente e solida.
La mamma e il suo assente marito, compagno di Alzheimer.
La famiglia Malaussene, squinternata e frammentata, eppure così funzionante.
Rapimenti. Uccisioni. Misteri.
Ma come ... dopo l'ultimo capoverso, la sospensione.
E' la fine della saga Malaussene; Pennac ha dichiarato che non ne scriverà oltre.
E' un commiato che lascia sapore amaro, perché si vorrebbe di più.
Quell'albero genealogico graficamente proposto all'inizio, si trova come "repertorio" dopo la fine.
Terminata la saga, un desiderio dimane possibile.
Rileggerla tutta d'un fiato, da quel "Paradiso degli Orchi" tanto spiazzante, scritto più di 40 anni fa.
Si va, prima, a scoprire "Il mio Assassino".

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