giovedì 26 febbraio 2026

L'UNIVERSITA' DI REBIBBIA - Goliarda Sapienza


Si può provare libertà dentro un carcere? 

Goliarda Sapienza -- Speranza?, Sapienza, E qual è il nome? Goliarda - scosta le tende di una finestra che affaccia su un mondo sconosciuto e raramente pensato - sbagliando.

Chi non l'ha visto, non l'ha vissuto, non sa, non immagina. 

Si entra in carcere con lei, con la scorta a sirene spiegate di quei Carabinieri che forse desiderano soltanto tornarsene a casa, per questo hanno fretta. 

Sapienza descrive con distaccata lucidità e appassionato coinvolgimento un'esperienza che chi legge si aspetta essere alienante; si scopre, invece, il contatto più intimo con le emozioni proprie e altrui.  

Fine conoscitrice dell'animo umano, l'autrice. 

Si segue, passo passo, il suo percorso all'interno di una struttura con le proprie regole e usanze. Alcune delle quali sono scritte, la maggior parte deve essere capita, scoperta, annusata. 

Un luogo in cui la parola "grazie" desta stupore, provoca reazioni, così come ogni gesto agito e omesso, ogni parola detta e taciuta, ciascun moto del corpo o dell'animo, evidente o apparentemente celato. 

Un romanzo importante. 

Analizza, mentre descrive, il contesto interno ed esterno, mette a nudo stereotipi, contraddizioni, ipocrisie. 
"... decido di non dimenticare che anche se sono lì per pagare la mia trasgressione, loro - personalmente, dico - non hanno alcun diritto di umiliarmi." (p.11/121 - 6%)

I momenti trascorsi "all'aria" diventano un esperimento sociale importante, immersa nel quale sa di non poter sbagliare. Incontri ed evitamenti. 
"C'è molta bellezza tenera nella decadenza di un certo tipo di donna, peccato che la società non l'accetti questa bellezza." (p.16/121 - 12%)

All'interno del carcere si incontrano persone, si scopre lo specchio, impietoso e spogliato di molte ipocrisie, della realtà del "fuori". 

Una penna che merita lettura, suscita riflessioni.
Un libro da leggere, gustare, in cui - entro i limiti del possibile - immedesimarsi.

 "... anch'io prendo carta e penna. E' necessario" (p.116/121 - 95%)